Brunella Schisa: L’arma di Voltaire? Il Pettegolezzo

"il Venerdì" de La Repubblica

FRANCESCA SGORBATI BOSI ci racconta come il gossip sia stato nel ‘700 lo sports più praticato

 

In Francia si chiamano bruits, in Inghilterra rumors, è il pettegolezzo il più delle volte maldicente, non sempre vero, su cui si fondano relazioni e culture

Il gossip apprendiamo adesso dalla studiosa Francesca Sgorbati Bosi è nato in Francia, dove già nel Settecento se ne faceva ampio uso. La testa di Maria Antonietta rotolò anche a causa della rete di calunnie che giravano sul suo conto: l’amore saffico con la principessa di Lamballe, quello etero col fratello del Re, il conte d’Artois, fino allo scandalo della collana. L’autrice, specialista del ‘700, dedica al tema un libro delizioso, pieno di notizie di personaggi famosi e anonimi che divide per argomenti: Amicizia, Donne, Età, Moda, Mariti e Mogli. «Il mio libro usa il pette- golezzo per rendere l’atmosfera vivace della Parigi di allora, con le sue luci e ombre, e mostrare l’idolatria dell’epoca per l’esprit, il bon mot, la battuta piccante, la scrittura elegante e briosa» spiega l’autrice.

Per molti invece il Settecento è un secolo di parrucconi.   

«Invece è proprio allora che nascono molti aspetti che crediamo a torto tipici della nostra attuale società: moda, star-system, consumismo sessuale, testimonial, depressione, vita dissipata e frenetica. Il Settecento è soprattutto il secolo in cui le donne assumono un’influenza notevole, a volte ufficiale: Maria Teresa d’Austria, Caterina II di Russia, Madame de Pompadour. A volte più velata ma ugualmente efficace».  

Lei afferma che il pettegolezzo è nato in Francia nel secolo dei Lumi.

«Il pettegolezzo è vecchio come il mondo ma nel Settecento assume un’importanza senza precedenti a livello sociale, politico e culturale. In un Paese soffocato dalla censura come la Francia, e pieno di “intoccabili”, scorre ovunque per mille rivoli e permette a una nazione di esprimere le proprie idee, facendosi sentire - e temere - anche dal trono».

Lei racconta di un Voltaire pettegolissimo che usava il gossip come arma letale contro i rivali.

«Le memorie e le raccolte dell’epoca traboccano di aneddoti su di lui. Per esempio Madame de genlis lo detestava, ma non era l'unica. Il suo odio per il crtitico Frèron e per Piron è storia, e lui stesso riconobbe molti scritti satirici davvero tremendi. leggere le sue lettere, poi, riserva sorprese davvero scioccanti. Forse oggi abbiamo edulcorato troppo la sua complessa umanità, ma si dovrebbe finalmente accettare che essere un genio non implica essere anche un santo. Vedi Mozart».

I pettegolezzi più succosi riguardavano gli adulteri, le preferenze sessuali oppure il danaro?

«Allora come oggi, il sesso era l’argomento più solleticante. Ma divertivano molto le figuracce e le gaffe in generale, le rivalità artistiche, e la capacità di cavarsela in situazioni spinose senza perdere la faccia. Parigi d’altronde era la città dove “il vizio non interessa a nessuno, ma una figuraccia uccide”».

da "il venerdì" di "la repubblica" del 18 ottobre 2013

Brunella Schisa: L’arma di Voltaire? Il Pettegolezzo
Brunella Schisa: L’arma di Voltaire? Il Pettegolezzo