Sette del Corriere della sera del 5 dicembre 2014 di Mirella Serri

Sette del Corriere della sera del 5 dicembre 2014 di Mirella Serri

In un libro il dietro le quinte pettegolo del teatro francese

I soldi pagati da Voltaire per il successo della sua opera, le risse tra ballerine e cantanti, gli oltre mille partner di Mlle Gaussin.

Nel ‘700 nasceva la società dello spettacolo





come registra un verbale di polizia del dicembre del 1726, i gendarmi che si trovarono di fronte a quel- la vecchia signora con un usurato pastrano erano in grande imbarazzo. Il caso era delicato: in un’affollata sala da spettacolo, vestito con abiti femminili di foggia assai antiquata, era stato arrestato il canonico di Notre-Dame, Monsieur Petit de Montepuis, eminente personalità parigina. Il prelato, però, non amava il travestitismobensì il teatro. Desiderava così tanto poter assistere a una recitache aveva rischiato e per non farsi riconoscere aveva indossato gli indumenti della defunta madre.
Già, proprio così. Nella Francia dei Lumi la frequentazione di platee efoyer era considerata veramente disdicevole per i religiosi. La pessima fama presso la Chiesa del teatro, considerato scuola di nequizie e di corruzione, prendeva le mosse dagli strali di Sant’Agostino (che attaccavano la natura stessa di quest’arte basata sulla finzione). Però poi, con il tempo, persino nello Stato pontificio il clima di condanna si era stemperato e commedie e tragedie furoreggiavano. La Francia, invece, si era incaponita sulla via della persecuzione, i parroci rifiutavano il matrimonio e pure la sepoltura agli istrioni mentre il tribunale di Parigi li definiva «uomini di cattiva fama, il cui crimine è pubblico». Gli innumerevoli divieti andavano dalla proibizione di rendere testimonianza in un processo a quella di far parte dell’esercito.

Pure gli autori non erano teneri: Jean Jacques Rousseau considerava quella dell’attore una condizione “disonorevole”. Unico scampo era la protezione del Re, grazie alla quale, recitando o gorgheggiando per l’Opéra, la Comédie-Française o la Comédie-Italienne, si godeva di aiuti e di un reddito. Nonostante le opposizioni, guitti, attrici e ballerini, proprio nel XVIII secolo cominciarono ad assumere un’inedita configurazione pubblica: non solo riempivano i teatri ma, ancorché disprezzati e vilipesi a parole, di fatto si stavano trasformando in figure mitiche anche per la vita fuori dell’ordinario che conducevano, piena di lussi sfrenati. Divenivano oggetti del desiderio corteggiati, imitati e sempre più profumatamente pagati. Adesso arriva la divertente e ben documentata, Guida pettegola al Settecento francese (in uscita da Sellerio) della studiosa Francesca Sgorbati Bosi che, attingendo a mattinali di polizia, lettere e carte segrete, racconta questa straordinaria escalation degli artisti nella pubblica opinione francese. Le attrici o gli attori del secolo di Luigi XV e XVI, quanto a bellezza, fama, scandali, successo, quattrini, non avevano nulla da invidiare a Beyoncé, Scarlett Johansson, Hugh Grant o Lady Gaga. Diventarono anche i protagonisti di una letteratura molto particolare, di una pletora di libelli-progenitori del sito Dagospia, che ficcavano il naso nelle esistenze più segrete, facevano incetta di storie scollacciate, indiscrezioni, battute malevole e folgoranti come tanti twitter, nei confronti degli amati-odiati interpreti teatrali. Queste pubblicazioni venivano vendute e andavano a ruba ai botteghini o addirittura in sala. I teatri si configurarono così come i luoghi dove prendeva forma la neonata società dello spettacolo che alimentava sogni, splendori, miti, risse e riti. Tra camerini e palcoscenici traboccanti di invidie, rivalità, complotti, ci si scambiavano denunce, ingiurie, minacce e sberle. Ci si sfidava a duello come la ballerina Théodore e la cantante Beaumesnil che fecero entrambe cilecca con le loro pistole. Nel 1787, alla vigilia della Rivoluzione, la favolosa danzatrice Marie-Jeanne Desrozeaux additava ai poliziotti due colleghe ree di aver riempito la sua cassetta del trucco di materia fecale. Un’altra nota star, Adélaïde Lesieur, accusava due compagne di lavoro di averla presa a pugni. Per affossare la pièce di un autore venivano organizzate le cosiddette cabales, gruppi di prezzolati che fischiavano e facevano chiasso. Voltaire pagò di tasca propria 400 biglietti per la prima di Semiramide e proprio lui, il paladino delle libertà, non ebbe nessuna esitazione nel denunciare e far incarcerare critici e rivali. Comunque, proprio questo clima di lotta e di permanente provocazione eccitava masse di cittadini desiderosi di svago e di emozioni. Le attrici conquistavano l’ammirazione non solo con la bravura ma anche e soprattutto con l’abilità nel fare tendenza, nel lanciare una moda.

Un mondo destinato a lunga vita. L’acclamatissima Mademoiselle Clairon era entrata a far parte nel 1743 della Comédie- Française, esordendo nella Fedra di Racine. Ed era sempre nell’occhio del ciclone per le sue numerosissime liaisons. Mise in scena l’Elettra di Voltaire in abiti che rivelavano le forme del corpo, capelli sciolti e braccia ornate di catene. Successivamente osò presentarsi vestita solo di una camicia. E fu un tripudio. A far salire alle stelle le quotazioni della gente di spettacolo era anche il tourbillon della privacy: alla grande interprete tragica Mademoiselle Gaussin attribuirono ben 1.372 partner perché, si mormorava, non sapeva mai dire di no. I pettegoli ar- chivi polizieschi nel 1774 rivelano i festini gay della più famosa cantante lirica del secolo, Madeleine-Sophie Arnould: «Il vizio delle tribadi (dal greco, tribein, “strofinare”, ndr.) è molto alla moda all’Opéra dove considerano questo peccatuccio una raffinatezza», scrivono gli spioni. «La signorina Arnould, benché abbia molta esperienza dell’altro genere, visto che ha molti figli, si dà a questo piacere. Aveva una ragazzina, di nome Virginie... Ma costei ha cambiato ed è passata a Mlle Raucourt della Comédie- Française». Le attrici, comunque, incantavano anche gli intellettuali e nel salotto della Arnould si riunivano Voltaire, Rousseau, Beaumarchais, Diderot, Benjamin Franklin e il geniale musicista Gluck. Verso la fine del secolo, pure i palazzi nobiliari spalancarono le porte alla gente di spettacolo. Commentando le nuove usanze, una vecchia dama fu lapidaria: «Che orrore! Ai miei tempi gli attori li si riceveva nel proprio letto ma mai a casa propria!». Però, proprio il secolo dei Lumi così severo era stato la culla del nuovo e tumultuoso mondo destinato a lunga vita.

Sette del Corriere della sera del 5 dicembre 2014 di Mirella Serri
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